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del sud della nazione ben presto simpadronisce con prepotenza dell'immaginario collettivo di un intero popolo che di pasta vive, discetta, pontifica e beatamente ingrassa. Argomento che per vastità e pari solo alla mitologia indù e come questa ha dato e da luogo a sette, fondamentalismi, culti privati e regionali, la pasta, più della pizza che vive una sua gloriosa storia a parte, ha invaso col passo prepotente del conquistatore, i menù di tutti i luoghi di ristoro dell'universo conosciuto, sbaragliando un mercato senza confini e concorrenza. Una cucina i cui padri fondatori non abbiano conosciuto e previsto luso della pasta, è una cucina triste, vuota, presto noiosa e ripetitiva, grassa, ipercalorica di grassi saturi e gottosa. La pasta fa bene, fa vivere a lungo, è allegra e garbata, afrodisiaca ed insinuante. E' calda, il calore trasforma la sua primitiva materia da dura e inerte, in qualcosa di morbido e resistente ad un tempo, guizzante e sapido al palato, che s'inebria del gusto dei 1.000 sughi con cui può essere condita.
Se non vi piace la pasta cambiate subito sito, ora. Eat Eat Hurrah non fa per voi, non vi vuole, non lo meritate, ma se, come credo, l'amate, perdetevi nei meandri delle sue ricette (entro l'anno saranno almeno 500) mettete una grossa pentola sul fuoco, aggiungete allacqua bollente una manciata di sale grosso di Sicilia e poi... buttate la pasta: scolare al dente.