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ha il suo preciso modo di essere, possiede una sua specifica e irriproducibile
atmosfera, è un niente triste e catastrofico; ma ben guardare non è
mai veramente il nulla, che potrebbe anche filosoficamente dare consolazione,
qualcosetta c'è sempre e qui si inserisce Eat Eat Hurrah. Cucinare
senza niente è prima di tutto superarsi, tornare a credere nella vita,
avere fede d'esperienze passate, guardare bene, soprattutto guardare bene,
negli interstizi, negli angoli più lontani della nostra dispensa ma
anche della propria anima.
Ed ecco che dal deserto spuntano i primi fiori, un pezzo di pane, mezzo pomodoro,
un sacchetto di lenticchie, un pezzo vecchio e muffito di parmigiano, una
meluccia vizza, dello zucchero: ed ecco tornare la voglia di vivere, il sorrisetto
prima stento si fa sempre più aperto, il sangue torna a scorrere nelle
vene...
Piano piano la vostra cena prende forma, il vecchio si trasforma in nuovo,
lo stantio in succulento, il moscio in "scrocchiarello", la vera
alchimia si compie, la cucina, il senso del cucinare, torna a quel centro
che non vi ha mai lasciato e sul quale farete convergere la vostra fantasia,
la vostra abilità!
La cucina degli avanzi, per quanto parchi ed "antichizzati", ha
riempito interi volumi nel nostro immediato passato e, in certi casi, certe
preparazioni fatte di scarti sono risultate ben più grandiose del piatto
"ufficiale" dal quale discendevano, ma forse questa è un'altra
storia sulla quale varrà la pena di soffermarci più a lungo
un'altra volta. Per gli intenditori un nome su tutti: la frittata di pasta!