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dove si sia elaborata un'autonoma cultura del "cicchetto",
traduzione veneziana di snack, è il Veneto ed in particolare Venezia,
dove il girovagare fra i bar è sport fra i più diffusi, essere
"imbriaghi" è costante di larga parte della comunità
residente (lo so così bene perché sono a mia volta veneziano,
figlio e nipote di "imbriagoni" impenitenti) che intervalla tra
un bicchiere di clinton ed uno spiz al bitter qualche cosetta da "parar
so" giusto per avere la scusa di continuare a bere: '"ciò,
me se veguna se!" (che vuoi, mi hanno messo una sete tutte 'ste cosette
che mangio!).
Con un balzo di diverse migliaia di chilometri trasferiamoci a Manhattan centro
del mondo e paradiso (ad essere sinceri più per quantità di
proposta che per qualità di offerta) della cucina, di tutte le cucine
del mondo.
In quest'isola ricca e felice (sarà un tarlo degli isolani) se v'invitano
ad un party non aspettatevi che qualcuno abbia pensato ad impegnarsi ai fornelli,
entrando vi viene messo in mano un bicchiere e sarà attraverso di lui
che vivrete la festa (via via sempre più ridanciana ed espansiva),
di cibo non si vede ombra. Se non appunto snacks (valga per tutti il piattone
con sopra pezzettone di formaggione arancione comprensivo di contorno di crackers),
snacks che hanno la stessa funzione di quelli veneziani (ne parleremo a lungo
quando affronteremo il tema della cucina veneziana) solo che sono più
cattivi, molto più cattivi... in compenso il vino che state bevendo
sta diventando anche lì sempre più buono.