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  Eat Eat Hurrah apre qui con voi uno spazio di confronto, volutamente non accademico, sulla sterminata tematica delle buone maniere proponendo volta a volta suggerimenti "classici" ed idee nuove mutuate dalle vostre e nostre esperienze: quello che vogliamo evitare, perché non esiste, è dare uno standard. Vogliamo invece porci come "sperimentalisti" dell'arte del ricevere, sorprendendo il vostro ospite con "trovate" che invece d'essere frutto d’imitazione possano essere imitate o comunque divenire il modo, vostro e solo vostro, d’intrattenere con semplice formalità gli ospiti.
Internet consente il costante confronto con quanto sta avvenendo e si sta trasformando nell'ambito del bon ton, nel mondo, consentendo una circolazione d’idee, suggerimenti, atteggiamenti la cui evoluzione possiamo fotografare nel momento stesso in cui tali atteggiamenti prendono forma, costituiscono un nuovo trend, un nuovo modello di riferimento con il quale confrontarsi o confrontare la propria cultura e la propria sensibilità di ospiti.


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La personalità del padrone di casa

Avevo uno zio, poverissimo, che abitava a Venezia e si chiamava Brazil. Omosessuale, viveva con una signora, la zia Emilia, che era la personificazione dell'arte di arrangiarsi del popolino veneziano. Un'epica lotta si svolgeva all'ora di pranzo fra i due, lotta alla quale immancabilmente ogni estate assistevo, bambino, ospite vezzeggiato e pagante, insieme ad un'altra zia, Emma, che abitava con me e la mia famiglia a Torino. La lotta sorda, dicevamo, era fra quantità e qualità, fra gusto, inteso come raffinatezza, e praticità di disposizione a tavola ed esecuzione dei pasti.
La tovaglia, sosteneva Brazil, doveva immancabilmente essere di lino bianco, ricamata, così come i tovaglioli, antichi anch'essi, ed impreziositi da ricamoni a punto pieno, lisi, anzi, molto lisi, ma sempre e comunque inamidati; ma ecco intervenire zia Emilia che, disposta la tovaglia sfidando le occhiatacce del suo convivente, la copriva con orrido pezzo di plastica trasparente ingrigito dagli anni (allora non esistevano ancora le sottili pellicole di pvc che impazzano oggi in ogni cucina).
Per i tovaglioli zia Emilia aveva inventato una tecnica ancor più raffinata, venivano sì posti correttamente alla destra di ogni commensale, ma c'era la sorpresa, aprendoli infatti ti cadeva addosso un triste e sottilissimo fazzolettino di carta nascosto abilmente fra le pieghe, del quale non potevi che servirti lasciando al tovagliolo vero una pura funzione ornamentale. Solo Brazil fingeva di non accorgersi del trucco e, lasciando distrattamente cadere il pezzo di carta in terra, si poneva sulle ginocchia, sgualcendolo ben bene, il prezioso quadrato di stoffa. Finisco qui la prima puntata della guerra guerreggiata tra i due, sulla quale tornerò molte altre volte. Infatti, meglio di tanti teorici esempi, i piccoli aneddoti aiuteranno ad introdurci nel mondo delle finezze.

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