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Il sottopiatto può essere di un bel legno
indiano o sudamericano, d'argento antico, di peltro barbarico con pietre
dure, di vetro, di cristallo, mi piacciono anche quelli belli di cartone,
d'oro (come Tito, che aveva anche un servizio completo di piatti e posate
del nobile metallo), di porcellana o di cotto.
Il sottopiatto mi piace e lo consiglio sempre, arricchisce la tavola,
isola i piatti dalla tovaglia, è l'ideale per apparecchiare con
stuoie o tovagliette all'americana, che è il modo da me preferito
e sul quale tornerò tra poco.
Il mio sottopiatto preferito, escludendo alcune meraviglie inglesi ed
italiane d'argento antico, introvabili e costosissime, è di vetro,
grande, con i bordi leggermente rialzati e marcati da un righino d'oro
zecchino. Non è difficile da trovare, costa relativamente poco
e sarà, in un futuro che non so esattamente prevedere, una della
cose che potrete comprare attraverso Eat Eat Hurrah. Ne ho molti a casa
da anni e sono fra loro un pochino differenti ma non si nota troppo.
Possono essere messi nella lavastoviglie, non "attufano" il
servizio, lasciando anzi la trasparenza sulla tovaglia sottostante,
sono leggeri e soprattutto neutri che è cosa raffinata e piacevole.
Però questo particolare "attrezzo" dell'apparecchiatura
sta veramente al vostro gusto, ne ho visti di bellissimi di bachelite
e di plastica americani degli anni '50, di madreperla e di tartaruga
bordati d'argento, di corno, di pietra (bellissimi lavorati al bulino
con sottili disegni geometrici), d'alluminio opaco, di bambù.
Insomma il sottopiatto è una delle poche cose in cui possiamo
sbizzarrirci a tavola e... tanto vale che lo facciamo.
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